Mostre

JEAN PATRICE OULMONT - "Présences - Presenze"

periodo: DAL 28 APRILE 2012 AL 27 MAGGIO 2012 luogo: dondolandoArte Atelier via Cadeferro,11 - Martignana di Po (CR)



Le Anime del Legno

Quando usiamo la parola “cultura” non dovremmo dimenticare che l’etimologia riconduce all’idea e alla pratica della coltivazione della terra e a tutte quelle attività attraverso le quali l’uomo ha cercato di abitare al meglio il suo ambiente, modificandolo e sfruttandolo a suo vantaggio. Non è stata solo una questione di sopravvivenza o una sequenza di abusi, io sono convinta che sia stata “presto” e spesso una questione di estetica.
Fra tutti i materiali possibili il legno è indubbiamente uno tra i più amabili e trattabili. E con il legno l’homo faber ha sempre avuto un rapporto strettissimo, di amicizia, mi piace scrivere.
Il legno con tutte le sue anime è in questa mostra il grande protagonista: Oulmont osserva, sceglie e soprattutto dialoga con un materiale che, a ben vedere, come del resto si deve fare, è tutt’altro che omogeneo ed uniforme. E sono proprio le sue diversissime nature ad attrarlo, quasi a provocarlo, sempre con lo scopo di mettere in luce, di offrire allo sguardo e alle mani la qualità estetica, il bello delle sue molteplici anime. Non si tratta di un’operazione di trasformazione o distruzione della materia/legno; non ci sono rimandi né simbologie né riferimenti narrativi. Non a caso Oulmont tralascia i legni più malleabili della scultura tradizionale, come il pero, il melo o il cirmolo, e preferisce la “lotta” con legni più duri, aspri e difficili, come il rovere o l’ulivo, perché le soluzioni facili spesso non sono significative e quasi mai sono degne di lasciare traccia .
L’obiettivo è il massimo della pregnanza, il rispetto e la valorizzazione della materia restando il più possibile inerenti alle sue caratteristiche. Il procedimento del lavoro è guidato da un umanesimo profondo; ancora una volta siamo di fronte al tentativo di superare lo schematismo concettuale di tanto cultura occidentale che ha definito la complessa sostanza umana sotto la forma antitetica di spirito e materia, di anima e corpo. Qui, attraverso la materia, l’anima del legno suscita la nostra emozione.
Ogni scultura dichiara dunque, senza ambiguità e senza rimandi o analogie, la sua struttura particolare, la sua originale e irripetibile essenza; ogni volta la sequenza delle nervature irregolari, la rugosità vibrante della corteccia, l’addensarsi cromatico dei nodi, sottintendono il passaggio di un’onda musicale, contengono l’eco di una vibrazione sospesa nell’aria, appena trascorsa. E se la musica è palpabile quasi ovunque nell’atmosfera circostante (e in molti titoli), non sembri azzardato il riferimento al mare perché la natura ha le sue forme ricorrenti.
Nell’incontro con ogni opera l’osservatore rivive, almeno idealmente, il procedimento dello scultore: guarda, si avvicina per osservare meglio un po’ curioso e un po’ stupito dei dettagli, e poi cede all’ impulso di toccare, di accarezzare e di conoscere con le mani le superfici irregolari e diverse sotto i riflessi della luce. Il gusto e l’apprezzamento estetico sono emozioni e passano qui non solo attraverso il senso della vista e ma anche del tatto. Il suo è un lavoro di scavo e di ricerca animato, solo in apparente contraddizione con l’evidente e necessaria fisicità e fatica, da un ésprit de finesse fondato su decenni di esperienza tecnica.

Non è certo la monumentalità a colpirci in queste sculture perché sempre umanissima è la misura, sempre proporzionato il rapporto tra il corpo scolpito e il corpo dello spettatore. E neanche il peso o la densità del materiale sono sufficienti a qualificarle perché sempre sono percorse dall’aria e dalla luce. La curiosità, il lavoro e la passione che abitano le sculture portano infatti l’attenzione e il discorso sulla specificità della materia e sulla qualità estetica del risultato, ben lontano quindi da ogni concessione decorativa e da ogni richiamo monumentale.
Le opere in bronzo non sono un capitolo a parte; certamente il materiale è più nobile, almeno per tradizione, la sfida al tempo portata con più forza, i riflessi della luce più preziosi e attrattivi . Ma uguale è il rapporto con lo spazio, uguale la comprensione dello sguardo e la sostanza del lavoro delle mani.
Mi piacciono più di ogni altra cosa il carattere e il modo di queste opere: esse emanano ed insieme contengono il senso del tempo, ma non la tragedia del tempo; sono gli esiti di un umanesimo che ha sì radici lontane, ma che è anche modernissimo nel suo essere significato e non funzione, presenza e non pretesa.


Brenda Bacigalupo

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